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AG 11 vengono assunte nell'unico disegno di alleanza e di salvezza che si realizza in Cristo cfr. La vita storica di Gesù è modello di inculturazione religiosa anche per il modo con cui inserisce la novità evangelica nel contesto religioso del suo tempo, del suo popolo.

L'evangelista Matteo esprime molto bene questo atteggiamento di Gesù verso la cultura religiosa del tuo tempo: Nel trasmettere la buona novella del regno mantenne una duplice fedeltà verso l'insegnamento di Gesù e fedeltà verso la cultura religiosa delle persone cui era rivolto il messaggio evangelico.

Citeremo solo alcuni esempi: Nessuna lingua, nessun popolo dunque possono essere stranieri per la Chiesa. Nella comunione del corpo di Cristo, la Chiesa, vivono armonicamente una pluralità di membra, ciascuna con un proprio ruolo ed un proprio servizio per la edificazione comune. Il criterio paolino dell'unità nella varietà non prevede esclusioni di membra, ma convergenza delle medesime per la comune edificazione del corpo ecclesiale di Cristo.

In questa visione escatologica, Giovanni presenta la pluralità delle culture degli uomini, la varietà delle razze umane, quale espressione inesauribile delle ricchezze del Creatore. Cristo ha riscattato questi popoli e li ha assunti definitivamente nella salvezza, nella lode eterna di Dio. La catechesi ad christianos , la catechesi ad hebraeos , la catechesi ad gentes.

Del resto, secondo questi Autori, gli stessi quattro Evangeli canonici avrebbero avuto quattro forme diverse di inculturazione: Marco, quale adattamento del Vangelo alle esigenze dell'impero romano; Matteo quale corrispondente ai bisogni interni della Chiesa, specialmente giudeo-cristiana; Luca, quale confacente ai bisogni delle classi colte; Giovanni quale corrispondente ai bisogni della liturgia [45]. L'esperienza biblica dell'inculturazione, quale prosecuzione del grande mistero dell'incarnazione, trova quindi nella persona e nell'esempio di Gesù di Nazaret un modello particolare di attuazione: Con la sua pasqua di morte e risurrezione porta a compimento tutte le figure religiose antiche, abolisce ogni muro di separazione Ef 2,14 e ricapitola in sé l'eredità di tutti i popoli cfr.

LG 13 che cita il Salmo 2,8 rendendo possibile a tutti gli uomini l'accesso al Padre mediante Lui nell'unico Spirito 1 Tim 2,5. La storia dell'adattamento è importante perché: Seguendo le indicazioni di T. Il periodo della prevalenza franco-tedesca: Il periodo della disgregazione, delle esuberanze e dell'allegorismo: Il periodo della rigida unità liturgica e della rubricistica: La liturgia cristiana nasce e si sviluppa all'interno della tradizione giudaica.

Pasqua-Pentecoste, dal sabato alla domenica; le Ore canoniche; l'uso dei Salmi; le dossologie e le acclamazioni liturgiche [alleluia, Hosanna, Amen]; i segni: Non si aboliscono i vecchi riti Mt 5,17 , ma si perfezionano dando loro i contenuti della nuova economia pasquale cristiana: Come si vede, non si vuol togliere la preghiera, non si vuol togliere il digiuno, ma la sostanza viene adattata a tempi, forme, modi diversi.

Un esempio classico di inculturazione liturgica lo possiamo infine trovare nell'origine cristiana del Natale. Alle tradizioni dei pagani che nel solstizio di inverno celebravano la nascita del dio sole, i cristiani opposero una nuova festa: Malachia 4,2; Gv 8,12 , nasce per diradare le tenebre dell'errore e del peccato.

La liturgia cristiana non nasce dunque ex novo ma, sotto la guida dello Spirito Santo, si sviluppa su matrici preesistenti mediante un discernimento: Nonostante la risoluzione del Concilio di Gerusalemme At 15, Dio non fa discriminazione; non porre pesi inutili sui pagani , per il momento l'unico adattamento della liturgia protocristiana è alla sola tradizione giudaica sinagogale: I riti pagani sono visti come diabolici.

Si prospettano tre possibili soluzioni: Di tipica provenienza ellenistica è l'uso di vesti, insegne e onori liturgici [il pallio, i calzari, l'anello, il trono, il baciamano, l'incenso, la schola, i guanti: Ilario, Martino, Fulgenzio, Agostino ]; vengono tuttavia reinterpretati in senso spirituale-ecclesiastico [es. In Didaché e nella 1 Clemente si sentono ancora modelli completamente ebraici [56] [simbologia biblica veterotestamentaria: Per la prima volta si fa il tentativo di esprimere la tradizione apostolica con lingua-riti pagani [fino a che punto accogliere tali elementi pagani?

Si è seguito un duplice criterio nell'accogliere questi riti pagani: La Liturgia si evolve rapidamente: E' un fiorente periodo di creatività e di adattamento. Si attenua l'opposizione ai riti pagani e alcuni elementi di questa tradizione vengono assunti nella liturgia [es. Assunzione nel cerimoniale pontificale di elementi provenienti dalla corte imperiale; la Chiesa si mostra sempre meno legata alla cultura giudeo cristiana e si apre alle culture dove affonda le sue radici; la Chiesa ubicata nel territorio dei Romani comincia ad essere Chiesa Romana.

Tipico esempio il Sacramentario veronese: Terminato il pericolo del paganesimo [messo fuori legge da Teodosio nel ] si vede una certa assimilazione di tradizioni pagane nella liturgia cristiana: Dalla tradizione ellenistica si mutua l'uso del Kyrie , del Gloria, si accoglie la festa dell'Epifania e si cede quella del Natale. Si evidenziano due metodi si adattamento: Il movimento di adattamento segue questa via: Tra creatività e adattamento non c'è né equivalenza né identità.

L'adattamento mette in atto le possibilità già previste dal rito; creatività invece è un intervento destinato a mediare sapientemente l'incontro tra il mistero di Cristo e la situazione culturale celebrativa [tuttavia non una creazione ex nihilo ma secondo modelli già esistenti ed entro i parametri delle esigenze della liturgia]. La preghiera del celebrante non è scritta, ma lasciata alla libera iniziativa-improvvisazione del celebrante [Giustino, I Apologia, 67,5 ca. Le controversie sulla disciplina liturgica, sulla data di Pasqua, la necessità di unanimità liturgica porta, [dal II sec.

Gli scismi dolorosi in materia cristologico-trinitaria spinsero alcuni Concili africani intorno all'anno ad emettere regole secondo cui i celebranti avrebbero dovuto mettere fine all'improvvisazione liturgica; saranno legittimi solo i testi scritti approvati dai Concili o dal proprio vescovo [Concilio di Ippona del , can 21; di Cartagine del e del can ; il Concilio di Toledo del è ancor più restrittivo: I grandi papi come Leone Magno [] e Gelasio I [] hanno dato alla liturgia romana un grande splendore e composizioni eccellenti; vengono composti i grandi sacramentari: Gregoriano papale , Gelasiano presbiterale , Leoniano, Paduense; gli Ordines ; la Liturgia delle Ore è pressoché strutturata s.

Gregorio Magno dà una struttura quasi definitiva. L'anno liturgico si completa con l'introduzione dell'Avvento. Avvengono anche forti mutamenti: Si stabilizza una celebrazione più solenne-pontificale per il vescovo, ed una più semplice per il presbiteri [questo è anche il periodo in cui sorgono le parrocchie sotto la cura di un parroco [61] ].

Carlo Magno verso l' vuol unificare l'impero e fa ricorso all'unità della fede-liturgia del papa di Roma; chiede i libri della liturgia romana: Verso il X secolo accade qualcosa di simile con gli imperatori di Germania.

In questo periodo Roma è in forte decadenza liturgica, la curia è senza controllo. Proprio questi imperatori, facendo visita a Roma, impongono l'uso di quei libri liturgici un tempo romani, ma ora romano-gallicani e romano-germanici.

Ha inizio l'uso della polifonia a scapito del gregoriano. I papi romani riprendono il controllo della liturgia romana e pongono fine alle ingerenze imperiali es. Si impone a tutti i vescovi della Chiesa l'uso dei libri liturgici di Roma [viene tollerata la liturgia ambrosiana e quella ispanica].

I francescani sono elemento unificatore della liturgia romana in tutto l'occidente. Orazionale, Lezionario e rubriche], la schola va per conto suo e copre la voce del celebrante, il privato è preferito al comunitario perché ritenuto più devozionale e raccolto [nel XII sec.

Domenico], aumentano le genuflessioni. La spiritualità liturgica di questo periodo subisce una interpretazione allegorica [Amalario: Si hanno questi passaggi: La decadenza liturgica e certi abusi [il sacrificalismo, le troppe messe, la dottrina delle indulgenze] furono tra le cause della reazione protestante [Lutero, Calvino, Zuinglio].

Prevalgono le devozioni ed i pii esercizi sulle forme liturgiche [si suona il campanello per richiamare l'attenzione sul momento principale: Che cosa c'è di più assurdo di portare in Cina la Francia, la Spagna, l'Italia o un'altra parte dell'Europa?

Non introducete queste nazioni, ma la fede la quale non respinge, né lede riti e consuetudini di nessun popolo, purché non siano cattivi, ma al contrario, vuole conservarli in tutto il suo vigore Se vengono citate con soddisfazione queste espressioni che fanno onore alla tradizione evangelizzatrice della Congregazione preposta alle missioni, tuttavia non va sottaciuto quanto di meno positivo esiste nella sua tradizione.

E questo dicasi a proposito della mancata accoglienza di quella positiva tradizione di inculturazione che, quando è stata accolta ed attuata, ha sempre portato frutti positivi; al contrario, quando è stata disattesa, ha finito per portare notevoli conseguenze negative. Citiamo due esempi di mancata inculturazione e di negativi effetti: Nel ebbe espressa autorizzazione a proseguire questi usi da parte di Gregorio XV.

Il danno per le missioni in India fu molto grave per questa soppressione di riti e per questa chiusura al dialogo costruttivo tra evangelizzazione e culture locali [64]. Il secondo esempio di mancata inculturazione è quello dei cosiddetti riti cinesi. In Cina, durante lo stesso periodo, sorse analoga controversia. Alla base di questa contrazione o addirittura scomparsa della inculturazione sta probabilmente l'egemonia culturale cristiano-europea e, in campo liturgico, il fissismo di Trento ne varietur!

L'evangelizzazione segue un metodo di acculturazione o di transculturazione a partire dalla cultura europea ritenuta egemonica, con la conseguenza di una dissociazione tra fede e cultura.

Come più volte abbiamo ripetuto, il problema dell'inculturazione non è un fenomeno esclusivamente moderno, dal momento che sempre nella sua storia la Chiesa è entrata in dialogo costruttivo e reciproco con le varie culture alle quali annunziava il Vangelo di Cristo. Nella sua Epistola Enciclica, Slavorum Apostoli, Giovanni Paolo II offre una acuta analisi della straordinaria opera missionaria dei Santi fratelli Cirillo e Metodio tra i popoli slavi.

Dell'azione missionaria cirillo-metodiana, Giovanni Paolo II mette particolarmente in risalto quello dell'inculturazione del Vangelo. Il loro metodo missionario era tutto impostato sull'inculturazione del messaggio evangelico. Essi lo ritenevano assolutamente necessario per la buona riuscita della loro azione evangelizzatrice: Animati da un profondo senso cattolico della Chiesa, essi misero in pratica quel principio di inculturazione che prevede innanzitutto una approfondita conoscenza di quegli elementi culturali in cui si vuol incarnare il messaggio della salvezza.

Consapevoli di questo, i due fratelli di Salonicco si prefissero in primo luogo di penetrare il più perfettamente possibile la cultura delle genti slave e le sue diverse forme di espressione: Questi due grandi missionari non solo studiarono la cultura slava, ma mostrarono anche un sincero e profondo rispetto per essa, per la sua originalità, per la sua identità, i suoi valori umani, morali e religiosi.

Mai cercarono di imporre alle genti slave la lingua greca e la cultura bizantina che essi portavano nel sangue cfr. Slavorum Apostoli 13 ; soprattutto non cercarono mai di fare dell'inculturazione un processo semplicemente culturale; per essi l'inculturazione ebbe essenzialmente un fine apostolico: La scelta generosa di identificarsi con la stessa loro vita e tradizione, dopo averle purificate ed illuminate con la rivelazione, rende Cirillo e Metodio veri modelli per tutti i missionari, che nelle varie epoche hanno accolto l'invito di S.

In occasione delle solenni celebrazioni per il IV Centenario dell'arrivo in Cina del missionario gesuita Matteo Ricci, autorevoli interventi hanno sottolineato l'intensa opera missionaria di Matteo Ricci soprattutto in rapporto ai suoi sforzi di inculturazione del Vangelo nella cultura cinese [69].

Furono anni di ricche esperienze, di riflessione, di studio dell'ambiente socioculturale in cui doveva più tardi svolgere la sua missione. Come uomo di cultura ebbe successo nel comprendere la grande civiltà cinese e nello scoprire i suoi valori intellettuali, estetici e morali, rispettandoli con amore. Dunque fu proprio il suo atteggiamento di rispetto e di ammirazione che lo rese capace di stabilire un fiducioso e fruttuoso dialogo con eminenti rappresentanti della cultura cinese, che fu, sul piano storico, il vero inizio dello scambio culturale tra la Cina e il mondo occidentale [70].

Merito del Padre Ricci, fu dunque quello di stabilire tra la Chiesa e la cultura cinese un ponte che appare ancora oggi solido e sicuro. Con le parole di Giovanni Paolo II possiamo concludere questa riflessione dicendo: Ha la certezza che quel popolo non potrà essere adeguatamente evangelizzato senza prima averlo conosciuto in profondità. Intraprende allora con assiduità lo studio della lingua più diffusa in quella regione, la lingua tamil.

Si interessa alla dottrina filosofica e alle tradizioni religiose di quel popolo. A Madura, roccaforte dell'induismo, l'evangelizzazione marcava il passo e le poche conversioni si avevano solo tra le classi più basse e povere. Occorreva trovare nuovi e adeguati metodi di evangelizzazione per superare la difficile situazione in cui stava ristagnando l'azione dei missionari. Nel il re Giovanni III proibiva con un decreto il culto brahaminico e ordinava la distruzione degli idoli.

Gli stessi missionari non erano immuni da forme violente: Non è difficile intuire il disprezzo che sia i p rangui sia i missionari e la stessa religione cristiana avevano presso il popolo indù. Lo stesso cristianesimo avrebbe potuto assumere valori locali nelle sue manifestazioni rituali e la predicazione non avrebbe dovuto prescindere dalla cultura di quel popolo, ma piuttosto partire proprio da essa. Il de Nobili si convinse ben presto che l'India non avrebbe mai rinunciato alla propria identità per diventare cristiana; si doveva fare quindi ogni sforzo per evangelizzarla partendo proprio da questa sua identità culturale, considerata come un valore propedeutico all'Evangelo.

Si fece costruire una abitazione nel quartiere dei brahmini ed ebbe al suo servizio soltanto servitù indù. Alimentazione e stile di vita furono strettamente quelle dei brahmini. Oltre alla lingua tamil apprese anche il telugu ed il sanscrito. La conoscenza del sanscrito gli permise di penetrare i segreti dei testi sacri induisti; testi che citava anche a memoria nei colloqui con i suoi visitatori dotti ed esigenti. Questo, d'altro canto, era proprio il metodo didattico degli indù. Compose anche degli inni in lingua tamil , suscitando la meraviglia dei suoi ascoltatori.

La conoscenza della lingua sanscrita gli permise di penetrare a fondo la filosofia e le tradizioni religiose indù. Con i suoi saggi interlocutori parlava dell'esistenza e della natura di Dio, della trasmigrazione delle anime, delle virtù.

La sua dottrina profonda e la sua sincera vita di ascesi, portarono ben presto i primi frutti. Il maestro che aveva insegnato a Roberto il sanscrito, Adeodato, dovette arrendersi alla sua dottrina e anch'egli si fece battezzare. Al seguito di Maria, una ragazza ventenne e di grande capacità e cultura, anche molte donne di alta casta aderirono al cristianesimo. Roberto de Nobili non richiedeva l'abbandono della propria casta, né la rinuncia a portare il kudumi ciuffo di capelli, distintivo della casta ; si potevano usare gli unguenti tradizionali e celebrare le feste locali: Era prevedibile che da parte degli altri guru brahmini sorgessero ben presto delle forti gelosie.

Le difficoltà maggiori, purtroppo, vennero proprio dall'interno della sua comunità cristiana. Inizialmente i superiori ed il vescovo avevano approvato ed appoggiato il suo metodo missionario. Ma le gelosie, miste ad incomprensioni, spinsero alcuni suoi confratelli a denunciare quelle conversioni ritenute troppo facili e frutto di compromesso con la genuina verità evangelica.

Proprio da Lisbona partirono le sanzioni più severe contro l'iniziativa del de Nobili. Si sparse addirittura la voce che si fosse convertito al paganesimo. L'inchiesta voluta dalla Santa Sede si protrasse per circa 13 annni. Fu uno sforzo veramente degno dello spirito missionario quello di apprendere la lingua e la mentalità del popolo a cui desiderava portare la fede, come fu esemplare la determinazione nell'assimilare e nell'assumere in proprio tutte le esigenze ed attese di quel popolo.

Fu veramente generosa la scelta di identificarsi con la stessa loro vita e tradizione. Di Paolo accolse anche l'invito a farsi servo di tutti per poterne guadagnare il maggior numero 1 Cor 9,19 , per salvare ad ogni costo qualcuno v. Oltre a queste motivazioni che attingono direttamente allo spirito di fede, ve ne sono altre che nascono dall'intuito missionario di Roberto de Nobili: Bisogna, ancor prima di parlare, ascoltare la voce, anzi il cuore dell'uomo; comprenderlo, e per quanto possibile rispettarlo e dove lo merita assecondarlo.

Bisogna farsi fratelli degli uomini nell'atto stesso che vogliamo essere loro pastori e padri e maestri. Il clima del dialogo è l'amicizia. Questo rispetto per la cultura locale fu una caratteristica di Roberto de Nobili. Fece di tutto perché i cristiani dell'India non fossero stranieri tra i propri fratelli e la Chiesa potesse sentirsi di casa in quella nazione. Da qui l'impegno ad una evangelizzazione non superficiale, a modo di vernice, ma piuttosto una incarnazione del Vangelo che affonda le radici nel suolo spirituale e culturale dell'ambiente in cui viene proclamato.

Per questo Roberto de Nobili si prefisse di scoprire come quelle tradizioni potessero essere armonizzate con l'insegnamento cattolico e potessero aiutare ad esprimere il linguaggio di Cristo in termini e in concetti molto più facilmente comprensibili dalla mentalità indiana. Il metodo missionario di Roberto de Nobili appare oggi quanto mai vivo ed attuale; il decreto conciliare Ad gentes sembra alludervi quando descrive l'atteggiamento che devono avere i cristiani nel contesto della missione: In una parola, è necessario che tutta la cultura dell'uomo sia penetrata dal Vangelo cf EN Agli inizi del XX secolo si hanno i primi segni di un movimento liturgico [monasteri benedettini di Solesmes, Maredsous, Beuron].

Pio X [Comunione frequente, ai bambini, canto gregoriano al popolo]. La riforma della Veglia pasquale e della settimana santa [ Il Concilio non volle la rinascita delle vecchie liturgie, ma l'adattamento del rito romano riformato alle culture dei popoli: SC ; pluralismo locale nell'unità della liturgia romana universale.

Senza questo lento e faticoso dibattito tra evangelizzazione e culture, forse, non ci sarebbe stata quella maturazione di idee e di principi che si è avuta col Vaticano II e con i Pontefici che hanno provveduto a tradurne concretamente le risoluzioni.

Nella sua bimillenaria storia missionaria la Chiesa ha sperimentato una varietà di modelli di missione. In concreto vedremo alcuni modelli teorici , e alcuni modelli storici. Tende a considerare i propri valori-modelli come superiori e cerca di imporli agli altri. In questo processo di reciproco dare-ricevere, la Chiesa locale deve assumere un atteggiamento autoevangelizzante restando in dialogo con la Chiesa universale.

Ricerca i motivi, i perché, gli scopi, i significati Una forma a cui si annette un significato diventa un simbolo. Sono gli atteggiamenti emotivi, le tendenze fondamentali, i punti di partenza del ragionamento. Si potrà dire che il messaggio cristiano è pienamente inculturato quando diventa parte integrante della cultura di un popolo, quando è capace di generare forme nuove di espressione della fede arte, liturgia, espressioni di vita , senza per questo perdere il legame essenziale con il Vangelo e con la tradizione universale della Chiesa le cose nuove e le cose antiche di Mt 13,52; cf CT Il processo di inculturazione vede coinvolti tre poli dinamici: Non è puramente isolabile né dalla cultura in cui è nato, né dalle culture nelle quali si è già espresso lungo i secoli CT Gli evangelizzatori sono sempre stati figli del loro tempo; accanto alla loro dedizione generosa stanno necessariamente anche gli errori di metodo.

Cercheremo di leggere i fatti per apprendere gli aspetti ritenuti positivi ed evitare, nella missione odierna, quelli ritenuti negativi. Evangelizzazione e culture nel primo medioevo V-XI secolo. Nel avviene il saccheggio di Roma da parte di Alarico. Dinanzi a tanto sfacelo, la metodologia missionaria tende alla conversione dei capi che si trascina dietro quella del loro popolo. In molti casi la conversione del popolo è legata alla dominazione politica, come forma di sottomissione alla corona.

Da questo nucleo di monaci partono Colombano e Gallo per evangelizzare la Gran Bretagna e il Continente fino alla valle del Reno. Ha inizio un metodo missionario che prevede non la distruzione dei templi come avevano fatto Colombano e Gallo , ma la loro dedicazione al Dio vero e una attenzione alle culture antiche dei popoli da evangelizzare.

Diventare cristiano significava accedere ad una religione universale legata a una certa civiltà. Sotto questa convinzione i Maroniti proclamano la loro unione a Roma ? Domenicani e Francescani Sorgono altri Istituti con finalità missionaria: Trinitari , Mercedari Umberto da Romans, maestro generale dei Domenicani, elabora un programma di evangelizzazione: Raimondo Lullo scrive un Trattato sulla maniera di convertire gli infedeli Con il secolo XIII nascono dunque organismi centralizzati e specializzati per preparare ed inviare missionari.

Questi organismi sono affidati soprattutto ai frati mendicanti Domenicani e Francescani. Molti missionari, come Giovanni da Montecorvino Cina , ricevettero dal papa poteri di legato pontificio. I Pontefici romani sentono la necessità di creare sedi vescovili nei territori di missione. Le motivazioni per cui si partiva verso le nuove terre erano innumerevoli: La missione era calata in questo contesto culturale: Colonizzazione ed evangelizzazione erano strettamente unite.

I missionari portoghesi usavano costruire centri abbastanza piccoli; sopprimevano le religioni tribali e allontanavano la classe nobile indigena che costituiva la principale opposizione; le conversioni avvenivano prevalentemente tra le classi basse della società e tra i meticci. I missionari spagnoli controllarono in maniera diretta e severa le comunità indigene. Appena trenta anni dopo la scoperta delle Antille da parte di Colombo, gli Indigeni delle isole erano già quasi del tutto scomparsi, a causa delle guerre, delle epidemie, dei lavori forzati nelle piantagioni di caffè e di canna da zucchero.

Non mancarono missionari che levarono la loro voce contro i soprusi verso gli Indios. Con la fondazione di Propaganda Fide molti di questi abusi vennero eliminati: Fu fondato il Collegio Urbano , furono istituiti i Vicari apostolici , fu incoraggiata la fondazione del seminario delle Missioni Estere di Parigi Ben diverso fu il metodo missionario dei gesuiti nel Nord America.

Isaac Jogues e i suoi compagni andarono ad abitare con gli indiani irochesi e li seguivano nei loro spostamenti. Nel Vietnam i Gesuiti si dedicarono alla formazione dei catechisti e dei sacerdoti indigeni. Sarà utile prendere in considerazione un Continente per volta. Nel si vendono i primi schiavi a Lisbona. Le missioni africane in questo periodo sono un fallimento. La prima evangelizzazione fu fatta con molta serietà e da missionari validi.

Si curava molto la solennità della liturgia e la fastosità delle chiese. I missionari francescani erano rispettosi degli Indiani e li proteggevano dalla rapacità dei conquistatori. Si posero anche il problema di formare un clero indigeno; a Tlaltelolco fu fondato un collegio per scolari indigeni ma non ci furono ordinazioni di Indiani.

A differenza dei conquistatori, i francescani non volevano ispanizzare gli Indiani. Ci fu uno sforzo notevole per captare il sacro di quelle antiche culture per metterlo al servizio del cristianesimo. Si voleva che gli Indiani diventassero cristiani, senza farli rinunciare alla loro identità di Indiani. In mezzo a tanto impegno abnegazione e martirio per la causa missionaria; difesa dei diritti umani degli indios, studio delle lingue-culture, promozione di scuole e ospedali , non mancarono ovviamente contraddizioni ed ombre: I gesuiti seguirono gli Indiani nei loro spostamenti, impararono le loro lingue, tradussero catechismi Brébeuf, e vari libri religiosi con grande sforzo di adattamento alla mentalità di quei popoli.

Al seguito dei commercianti portoghesi che avevano un patroado a Goa fin dal , arrivarono anche i missionari. Le rivalità tra Spagnoli e Portoghesi, il discredito verso i cattolici seminato da protestanti Olandesi e Inglesi, oltre alla disfatta politica dei daimo cristiani appoggiati dai gesuiti, provocarono una feroce persecuzione nel furono massacrati Il cristianesimo fu bandito dal Giappone fino al rimasero sulle montagne alcuni gruppi in regime catacombale, scoperti solo nel sec.

Era considerata una comunità nestoriana, legata alla Siria e pertanto chiamata Siro-Malabarese. Viveva riservato e riceveva solo su appuntamento, dedicandosi prevalentemente alla evangelizzazione delle classi alte brahmani. Introdusse cambiamenti anche nella liturgia: Alla morte del Nobili si contavano cristiani, fra i quali 26 brahmani. Il gesuita austriaco Giovanni Ernesto Hnxleben fu il primo a scrivere una grammatica in sanscrito, oltre a poemi e inni; il gesuita italiano Costante Breschi compose una grammatica tamil , poemi epici e favole: Alcuni sinodi cattolici a Pondicherry e proposero nuovi metodi per la formazione del clero indigeno.

Già nel Medioevo alcuni viaggiatori Marco Polo e altri e alcuni missionari avevano visitato la Cina. Nel il francescano Giovanni da Montecorvino era stato nominato dal Papa primo vescovo di Pechino. Tradusse in cinese i Salmi e il Nuovo Testamento. I missionari gesuiti vi si stabilirono nel e nel viene eretta una sede vescovile. Studiarono la lingua e la letteratura cinese; assunsero abiti e comportamento dei letterati.

Il Ricci compose opere di matematica, astronomia, geometria. Alcuni missionari spagnoli provenienti dalle Filippine non videro di buon occhio questa tolleranza dei gesuiti culto degli antenati e venerazione a Confucio , ritenuta sincretistica. Iniziava la disputa dei riti che si concluse con la condanna da parte di Roma Clemente XI e Nel i preti erano ridotti a soli 47 e nel il Cristianesimo fu proscritto.

Nel alcuni preti e catechisti subirono il martirio. Altri riuscirono ad organizzare clandestinamente catechisti, uomini e donne.

Alla fine del secolo, a seguito di una massiccia penetrazione di missionari protestanti, circa quaranta società protestanti si spartivano la Cina. In occasione di una di queste visite annuali, un giovane coreano Yi-Seung-hun, si fece battezzare col nome di Pietro e condusse con sé testi di matematica e di religione La comunità fu fortemente perseguitata e vi furono molti martiri Il primo prete coreano, Andrea Kim, fu martirizzato nel , insieme a molti altri cristiani ; dovette vivere in regime catacombale fino al I Portoghesi arrivarono nel Tonchino verso il Verso il anche alcuni gesuiti giunsero nella regione del Vietnam e della Cocincina assieme ad altri cristiani espulsi dal Giappone a seguito della persecuzione.

I gesuiti iniziarono una trascrizione dei suoni della lingua vietnamita quoc-ngu. Il principale evangelizzatore di questa regione fu il gesuita francese Alessandro de Rhodes Nella catechesi sfruttava gli elementi della cultura locale, come la poesia e gli spettacoli religiosi. Soggetti al celibato, esercitavano tutti quei ministeri che non richiedono il sacerdozio. Tra i motivi di crisi possiamo ricordare: La disputa dei riti. Perché costringere i cristiani ad emarginarsi dalla loro società?

Era proprio necessario europeizzare gli Indiani e i Cinesi che volevano farsi cristiani? I missionari, soprattutto i gesuiti, avevano permesso di utilizzare il linguaggio della tradizione confuciana; avevano soppresso, nella liturgia, riti secondari che provocavano disagio nelle culture [es.

La crisi dello spirito missionario. Nel frattempo le potenze marinare cattoliche, come il Portogallo e la Spagna, perdevano il controllo dei mari a favore delle potenze marinare protestanti come gli Inglesi, Olandesi, Danesi.

Nel il papa Clemente XIV soppresse la Compagnia di Gesù in tutta la Chiesa in Portogallo già dal ; più di missionari dovettero lasciare i loro posti. Anche le altre Congregazioni attraversarono una forte crisi di vocazioni missionarie. Il Patronato non è più in grado di inviare missionari e sostenere economicamente le missioni.

Anche Propaganda non ha a disposizione né vocazioni missionarie né risorse economiche. Con il secolo XIX assistiamo ad una ripresa fiorente delle missione.

La nuova stagione missionaria deve il suo risveglio alla convergenza di alcune circostanze: Anche la persecuzione e la scristianizzazione [] a seguito della Rivoluzione fece sorgere in Francia una urgenza di evangelizzazione con stile e spirito missionario già si parlava della Francia come paese di missione. Pietro Apostolo per il clero indigeno ad opera di Giovanna e Stefania Bigart Sono inventati i battelli a vapore; questi nuovi strumenti di comunicazione permettono maggiore rapidità e sicurezza nei trasporti marittimi.

Viene riabilitato il ruolo del pontefice come centro coordinatore e propulsore per le missioni. Le missioni diventano centri di civilizzazione, oltre che di evangelizzazione.

Sorgono attività caritative, si organizzano campagne antischiaviste, si vuol fare del cristianesimo il lievito di una civiltà universale.

Non mancano tuttavia accenti nazionalisti modello etnocentrico e coloniale. Gli stati Occidentali garantiscono in Oriente la libertà religiosa unitamente a clausole di libertà di commercio.

A partire dal si riorganizza anche Propaganda Fide: Pietro Apostolo per il clero indigeno Di particolare interesse anche la metodologia missionaria di Mons. Truffet, nominato vicario apostolico delle due Guinee Non trasferire in Africa le Nazioni europee, ma solo la fede cattolica. Dalla madrepatria arrivavano aiuti per la costruzione di scuole e di ospedali.

Dal punto di vista metodologico ribadiscono le Istruzioni del e del Con una direttiva che si è rivelata di importanza storica, egli incoraggia vivamente la costituzione di un clero indigeno, capace di comprendere dall'interno i popoli da evangelizzare. Quanto ai missionari stranieri, chiede loro di possedere le lingue dei paesi in cui operano, in modo da poter comunicare con tutti.

Un avvertimento è rivolto loro: I sacerdoti autoctoni comprendono meglio di chiunque altro l'anima del loro popolo, le sue tradizioni, i suoi costumi, la sua lingua. Questi stessi argomenti sono invocati perché siano formati i religiosi e le religiose autoctoni, poiché è soprattutto per loro tramite che la Chiesa potrà impiantarsi in mezzo al popolo.

Pio XI ha mostrato a qual punto questa esigenza gli stesse a cuore moltiplicando i vescovi autoctoni, favorendo la creazione di seminari, di conventi, di istituzioni assistenziali ed educative. Soprattutto in Germania scuola di Münster, con J.

In questi stessi anni i cattolici ed i cristiani in genere hanno un fiorente sviluppo soprattutto in Asia: Nel si riunisce il primo concilio cinese; nel vengono ordinati 6 vescovi cinesi. Hanno inizio le prime lotte marxismo e anticlericali che sfociano poi nella guerra civile Anche in Giappone ci sono circa In Africa la missione si caratterizza in questo periodo per un forte impegno di scolarizzazione, per la promozione della donna e contro la poligamia , per la lotta ad un regime di semischiavitù.

Avvengono conversioni in massa. Tra il e il i cattolici passano da Nel profondo della gente rimane un forte sincretismo con le tradizioni religiose precedenti animismo,ecc. Pio XII fin dalla sua prima enciclica Summi Pontificatus del rivolgendosi ai missionari scriveva: Nel crea il primo cardinale cinese, Mons. Celso Costantini, Segretario di Propaganda Fide.

Circa il rispetto delle culture scriveva: Nel i cattolici cinesi erano 3. Nel viene creato il primo cardinale indiano: Anche nel Vietnam del Nord nel si scatena una forte persecuzione contro i cristiani.

Stessa cosa nella Corea del Nord In Africa, fra il e il il numero dei cristiani quasi raddoppia da 23 a 46 milioni. Il 2 aprile parlando ai partecipanti ad un Congresso organizzato dalla Societé Africaine de Culture, mentre incoraggiava lo studio e lo sviluppo di una cultura negro-africana, diceva: Nel crea il primo cardinale africano il Card.

Egli riteneva che fosse dovere della missione evangelizzatrice della Chiesa lanciare un ponte verso quel mondo che si sarebbe dovuto evangelizzare: Occorre quindi fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione della cultura, più esattamente delle culture.

Nel istituiva il Pontificio Consiglio per la Cultura proprio per mettere in atto gli orientamenti del Vaticano II: Il dibattito teologico che si è avuto nel Concilio Ecumenico Vaticano II, soprattutto con l'apporto di energie nuove immesse nella Chiesa dalla sensibilità dei Vescovi delle terre di missione, ha contribuito indubbiamente a porre le basi teologiche per una riflessione che in seguito si è sempre più allargata e approfondita circa il rapporto tra evangelizzazione e culture, come pure sulla evangelizzazione delle culture.

Le culture nel Vaticano II. Fin dalla discussione del primo documento preso in esame dal Concilio Vaticano II , apparve evidente che il rapporto tra evangelizzazione e culture aveva nel Concilio un suo proprio peso specifico. Con questo paragrafo, il concilio ha voluto affermare che la Chiesa non vuole imporre una rigida uniformità nelle materie che non coinvolgono la fede o il bene della comunità; è evidente che sia richiesta l'unità della fede e della comunione delle Chiese; tuttavia tra la Chiesa e le culture vi deve essere un reciproco scambio di energie vitali.

Con questo documento, dunque, la Chiesa sancisce l'adattamento liturgico, inteso come l'introduzione nella liturgia di elementi della cultura e della tradizione che attraverso il processo di purificazione possono servire da veicolo alla liturgia per le necessità e l'utilità di un particolare gruppo culturale. E' chiaro che il Concilio pone delle condizioni: Nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium, al capitolo secondo, quando si parla del popolo di Dio e dell'universalità di quest'unico popolo, si dice: In tutte le nazioni della terra quindi è radicato un solo popolo di Dio, poiché di mezzo a tutte le stirpi Egli prende i cittadini del suo Regno, non terreno, ma celeste.

Poiché il Regno di Cristo non è di questo mondo cfr. Gv 18,36 , la Chiesa, cioè il popolo di Dio, introducendo questo Regno, nulla sottrae al bene temporale di qualsiasi popolo, ma al contrario favorisce e accoglie tutta la dovizia di capacità e di consuetudine dei popoli, in quanto sono buone, e accogliendole le purifica, le consolida ed eleva Parlando del carattere missionario della Chiesa LG 17 dice che la Chiesa, fedele al comando di Cristo di annunziare la verità salvifica, continua a mandare missionari fino a che le giovani Chiese siano pienamente costituite e anch'esse continuino l'opera di evangelizzazione.

Parlando del metodo con cui la Chiesa predica il Vangelo, Lumen Gentium, fa un particolare accenno al metodo dell'inculturazione. La Chiesa guarda dunque con favore alle ricchezze e ai doni che Dio ha dato ai popoli. L'evangelizzazione suppone l'accoglienza di questi doni, in modo che tra Chiesa e culture ci sia un reciproco dare e ricevere.

Facendo tesoro delle idee teologiche espresse nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium, anche il decreto Ad Gentes sull'attività missionaria della Chiesa ritorna più volte sul rapporto che unisce evangelizzazione e culture.

L'attività missionaria, non è né più né meno che la manifestazione, cioè l'epifania e la realizzazione del piano divino nel mondo e nella storia. E' dunque missione della Chiesa rendere presente nel mondo e nella storia il Cristo, autore unico della salvezza. La Chiesa quindi non solo fa tesoro di tutti gli elementi di verità e di bontà presenti nel mondo, ma si sforza di entrare sempre più in dialogo con l'uomo di ogni razza e cultura presente in questo mondo.

La legge dell'incarnazione richiede dunque che la Chiesa sia presente in mezzo agli uomini mediante la testimonianza della vita che egli ha dato come primo missionario. Per poter dare una chiara testimonianza, i missionari del Vangelo devono stringere rapporti di stima e di amore con gli uomini a cui rivolgono la buona notizia del Vangelo; devono prendere parte alla vita culturale e sociale di queste persone cui si annuncia il Vangelo. Più oltre, nel capitolo terzo, parlando delle Chiese particolari, il decreto Ad Gentes si preoccupa di conciliare la diversità delle Chiese locali nell'unità della Chiesa cattolica.

Tra l'altro si dice: Indubbiamente, come si verifica nell'economia dell'incarnazione, le nuove Chiese che hanno messo radici in Cristo e sono costruite sopra il fondamento degli Apostoli, hanno la capacità meravigliosa di assorbire tutte le ricchezze delle nazioni, che appunto a Cristo sono state assegnate in eredità.

Per raggiungere questo scopo, il decreto Ad Gentes indica anche alcuni criteri: Si tratta in altre parole di aprire un dialogo tra quella che è la cultura e la filosofia dei popoli, con quelle che sono le tradizioni immutabili della tradizione divina e della tradizione della Chiesa.

Da questo dialogo scaturiranno forme nuove di arricchimento che porterà vantaggi non solo alla Chiesa, ma alle stesse culture. L'ultimo documento emanato dal Concilio Ecumenico Vaticano II , la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et Spes, è importante per il fatto che per la prima volta un Concilio Ecumenico consacra alla cultura un intero capitolo di un suo documento.

Nel capitolo IV, là dove si parla della missione della Chiesa nel mondo contemporaneo, dopo aver accennato della mutua relazione che intercorre tra Chiesa e mondo e dell'aiuto che la Chiesa intende offrire agli individui e alla società umana per mezzo dei cristiani, si parla anche dell'aiuto che la Chiesa riceve dal mondo contemporaneo.

Più oltre, nella parte seconda, parlando di alcuni problemi più urgenti, il Concilio desidera attirare l'attenzione su alcuni problemi contemporanei particolarmente urgenti che toccano in modo specialissimo il genere umano. Nel capitolo II si parla del problema della promozione del progresso della cultura. Dopo aver dato una definizione del termine cultura GS 53 , si descrivono i molteplici rapporti che intercorrono fra Vangelo di Cristo e la cultura: Dio infatti, rivelandosi al suo popolo fino alla piena manifestazione di sé nel Figlio incarnato, ha parlato al suo popolo secondo il tipo di cultura proprio delle diverse epoche storiche.

Continuando la sua esposizione, Gaudium et Spes dice anche che questo entrare in comunione con le culture dei popoli permette al Vangelo di Cristo di rinnovare le culture, di combattere e rimuovere gli errori e i mali in esse presenti; purifica ed eleva la moralità dei popoli, fortifica, completa, restaura in Cristo le stesse doti di ciascun popolo.

Ed è questo un servizio particolare che la Chiesa sente di dover dare mediante la sua azione missionaria alla cultura umana e civile di ogni popolo. La stessa costituzione al termine della sua riflessione tra Vangelo e cultura umana e insegnamento cristiano, conclude: Il difficile dialogo tra Chiesa e cultura non deve tuttavia lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà che sono realmente presenti; devono piuttosto stimolare lo spirito ad una più accurata e profonda intelligenza della fede.

Soprattutto i teologi sono invitati a ricercare modi sempre più adatti di comunicare la dottrina cristiana agli uomini della loro epoca, perché altro è il deposito e le verità della fede, altro è il modo con cui vengono annunziate, rimanendo pur sempre lo stesso il significato e il senso profondo.

Nel suo progetto di evangelizzazione dunque, la Chiesa deve essere costantemente preoccupata, da una parte, di conservare il deposito della fede, dall'altra di porre tutto il suo impegno nel ricercare forme e modi che siano più confacenti per annunciare l'Evangelo agli uomini del nostro tempo, ricorrendo, ovviamente, anche ai sussidi che le scienze moderne offrono all'evangelizzazione; tra queste la psicologia, la sociologia e tutte quante le tecniche della comunicazione sociale.

La cultura non è stata solo un capitolo aggiunto agli altri. Ma piuttosto tutto è stato culturale nel Concilio, come tutto è stato teologico. L'uomo contemporaneo e storico non è mai stato assente dalle sue preoccupazioni e riflessioni.

Il quadro di analisi è stato sempre ecclesiale e culturale insieme. Riportiamo alcuni esempi tipici. I vescovi, i sacerdoti, i responsabili della pastorale sono vivamente invitati a utilizzare i mezzi moderni delle scienze umane, soprattutto la psicologia e la sociologia, per illuminare le situazioni culturali in cui essi devono annunciare il Vangelo GS La ricerca seria è fortemente incentivata GS I religiosi devono ritrovare il dinamismo della loro vocazione primigenia e vivere il loro carisma nei contesti culturali nuovi PC 3.

I laici devono impegnarsi direttamente nei problemi di carattere civico e nella promozione delle culture, per testimoniare la loro fede là dove i valori umani sono in causa AA Nel dialogo ecumenico bisogna scoprire i fattori culturali che provocano la disunione e stimolare tutti i cristiani a una collaborazione efficace sul piano sociale, economico e culturale UR I mezzi di comunicazione sono oggetto di una particolare attenzione, giacché hanno un impatto considerevole sulla cultura e sulla moralità pubblica IM Dovendo affrontare il grave problema dell'ateismo moderno la Chiesa si interrogherà sulle condizioni culturali del credere e del non credere GS Tutto il problema dell'educazione è affrontato in una prospettiva di sviluppo culturale che tende alla formazione completa, intellettuale e spirituale, dei giovani, ispirandosi ai progressi della psicologia e della pedagogia GE 1.

La cultura, intesa come vita dello spirito è, come si è potuto vedere, una dimensione particolarmente tipica di questo Concilio che esamina più volte la scienza moderna, i suoi rapporti con la fede e con lo sviluppo dell'uomo; la libertà di indagine; i progressi della pedagogia e delle scienze umane; la formazione umana e spirituale dei sacerdoti, dei religiosi, dei laici; il ruolo della scuola e dell'università; la creatività artistica.

Si mira sempre all'uomo nel suo sviluppo personale e collettivo. Bisogna anche notare che il Concilio è stato attento alla mentalità dell'uomo contemporaneo e ha cercato di valorizzare le aspirazioni culturali tipiche della nostra epoca, come il desiderio di partecipazione, il senso della corresponsabilità, della solidarietà della decisione personale, dell'interiorizzazione, della libertà religiosa come pure della responsabilità dei laici, il ruolo della donna, l'attenzione verso i giovani, la ricerca universale della giustizia, della pace, dello sviluppo per tutti gli uomini.

Queste preoccupazioni socio-pastorali si ritrovano in tutti i documenti e riflettono una esigenza concreta di evangelizzazione. Nella sua esortazione apostolica Catechesi Tradendae, Giovanni Paolo II spiega il termine nuovo di acculturazione o inculturazione ricorrendo ad una analogia: Nella sua opera di evangelizzazione, che consiste anche nel portare la forza del Vangelo nel cuore della cultura e delle culture, la Chiesa deve dunque imitare il grande mistero della incarnazione.

Con il termine inculturazione si intende oggi lo sforzo che compie la Chiesa per presentare il Messaggio e i valori del Vangelo incarnati in forme e termini propri di ciascuna cultura.

Tutto questo in modo tale che la fede e la vita cristiana di ciascuna Chiesa locale si inserisca nella maniera più intima e profonda possibile nella cornice culturale di ciascun popolo.

Evangelizzazione e inculturazione hanno dunque una stretta relazione; la Parola di Dio deve essere trasmessa in modo tale che non solo sia capita con l'intelligenza, ma penetri profondamente nella globalità della persona umana in modo tale che, attraverso una conversione radicale, possa portare questa persona ad esprimere con tutta la sua vita, con tutta la sua cultura, la propria adesione alla fede di Cristo Signore [].

Da qui la necessità che questa parola sia trasmessa non già in un linguaggio esotico, ma in forme consustanziali con la vita delle persone a cui è annunciato il Vangelo; non quindi in contrapposizione, ma in armonia con il contesto storico-sociale-culturale dei popoli a cui è rivolto il messaggio della salvezza.

E' dunque compito della teologia ricercare modi sempre più adatti di comunicare la dottrina cristiana agli uomini della propria epoca e di stabilire quali siano i fondamenti teologici di questo processo che oggi comunemente si chiama inculturazione. Nel mistero della creazione: Nel mistero dell' evangelizzazione: Gesù e la Chiesa annunciano il messaggio eterno della salvezza utilizzando le culture del popolo;.

Nel mistero della redenzione: Nel mistero della risurrezione: Cristo rende l'uomo nuovo, come il Vangelo libera, purifica, eleva le culture. Nel mistero dell'admirabile commercium: AG 3; GS 22];. Nel mistero della ricapitolazione Ef 1, In tutte le nazioni della terra è radicato un solo popolo di Dio, poiché di mezzo a tutte le stirpi Egli prende i cittadini del suo Regno, non terreno, ma celeste LG Nel mistero della Chiesa cattolica: La legge del dialogo.

Paolo VI nella sua enciclica programmatica Ecclesiam Suam, scriveva: Il dialogo tra la Chiesa e le culture dei popoli non è mosso da mode contingenti, ma nasce dalla costituzione missionaria della Chiesa, la quale in quanto istituzione divina sempre viva e operante deve farsi presente al mondo ovunque l'uomo abbia bisogno di ritrovare la propria dignità.

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